Beni e Consumi

La natura insulare del mondo ha fatto
sì che ogni regione e ogni isola dovessero
contare solo su se stesse per il proprio
approvvigionamento: sono ben poche le zone
che possono permettersi di dipendere
esclusivamente dai rifornimenti esterni, e con
l’aumento della pirateria a seguito dell’ascesa
di Vigon Asrigue il loro numero è in calo
costante.
Esiste in verità una certa tendenza a
spostare e massificare la produzione di alcuni
prodotti, specialmente agricoli, nelle isole a
loro più favorevoli e da lì distribuirle in tutto il
mondo, per quanto raramente la popolazione
faccia esclusivo affidamento su tali beni. Molto
più spesso, gli abitanti hanno imparato ad
arrangiarsi con quanto produce la propria
terra, ricorrendo a questi comunque
economici beni d’importazione senza mai fare
troppo affidamento sugli ormai troppo
irregolari approvvigionamenti.
Ma, se per i beni di prima necessità
ogni isola ha imparato a gestirsi in maniera
autonoma, di contro i generi di lusso
conoscono una diffusione globale: per quanto
alcune mode possano arrivare relativamente
tardi nelle zone più lontane dalle capitali,
l’aristocrazia di ogni isola tende a vestire
secondo lo stesso stile, a consumare gli stessi
pregiatissimi e altrettanto costosi piatti di
importazione, e a collezionare gli stessi oggetti
d’arte.
Tali oggetti d’arte corrispondono ai
canoni fondamentali dettati dalla Lex
Omnium, rispetto ai quali negli ultimi secoli si
sono avuti limitati progressi: un’arte
apparentemente realistica, che esalti le forme
umane e quelle della natura creata per essere
al servizio degli uomini, evidenziando l’ordine
divino presente nel mondo attraverso una
spinta idealizzante nella resa delle forme.
L’arte fondamentalmente astratta viene
tipicamente vista di cattivo occhio, a differenza
delle pur raffazzonate interpretazioni
periferiche delle forme d’arte più elevate.

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